| 19 Luglio 2026 13:01 |
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(Adnkronos) – “Più i muri si ergono solenni, più si sbriciolano a contatto con la realtà delle cose. Più si oppongono orgogliosamente l’uno all’altro, più scoprono di avere difetti e lacune in comune. Più celebrano se stessi, meno la celebrazione appare convincente. Non è la nostalgia del centrismo. Semmai è la delusione delle ali. Di ‘queste’ ali e del loro modo di volare basso.
In questi giorni s’è palesata in tutta evidenza la crisi del centrodestra. Dopo anni e anni in cui questa parte s’era vantata (con qualche riscontro dalla sua, per la verità) della propria maggior tenuta e coesione, il voto sulle preferenze ha reso evidente quanto fragile fosse quella sua ostentata unità. E’ bastata un’occasione, quella del voto segreto, per dare la stura a malumori che serpeggiavano fin quasi dall’inizio della legislatura. Con tutte le conseguenze che la cronaca di queste ore ha reso evidenti e che la retorica ufficiale non basta più a nascondere.
Ma appena qualche giorno prima, in quel di Napoli, in mezzo a una folla piuttosto sparuta, il cosiddetto campo largo aveva mostrato anch’esso le sue crepe. Tra la sdegnosa esclusione di Renzi e di tutta l’ala riformista e alcune parole in libertà sulla politica estera. Quelle di Conte, soprattutto, che quella sera mostrava di considerare la guerra in Ucraina e gli sforzi delle cancellerie europee quasi al modo in cui li racconta Peskov, il marmoreo, ineffabile portavoce del Cremlino.












