La lettera

Luigi Marattin

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Il ritornello secondo cui al centro si litiga perché nessuno dei protagonisti è disposto a cedere sovranità del proprio minuscolo partito è ormai alla stregua del “non ci sono più le mezze stagioni”, “le persone di colore hanno il ritmo nel sangue”, e così via. È rassicurante. Perché plausibile – l’esperienza del fallimento del Terzo Polo nell’aprile 2023 del resto lo dimostra – e soprattutto perché evita di gettare un onesto fascio di luce sulle vere dinamiche che rendono, nella migliore delle ipotesi, particolarmente complesso costruire un’offerta politica stabile al di fuori dei due schieramenti. Non fa eccezione Francesco Bisignani, che in una lettera sincera e appassionata ripete però lo stesso stanco ritornello che si trova da mesi su tutti i social e tutti i media: dai su fate i bravi, mettetevi insieme.

È molto comodo dire “tutti colpevoli”. Perché, da sempre, significa semplicemente che nessuno è colpevole. Molto più complicato invece è osservare, comprendere, analizzare. Al fine di capire cosa davvero non funziona, e aggiustarlo. Nessuna intrapresa umana, e sicuramente nessuna politica, può essere portata avanti senza un minimo capitale di fiducia. È condizione necessaria, anche se non sufficiente. Ma senza di questo non si fa nulla. Se si vede nell’altro non una persona con cui costruire insieme un qualcosa di più grande e da cui beneficiare, ma una pericolosa minaccia alla propria leadership, non c’è nulla che gli altri possano fare per smuovere la situazione.