| 31 Maggio 2026 13:01 |
3 minuti per la lettura (Adnkronos) – “Puntuale come il Frecciarossa di una volta (di una volta, insisto), sul finire della legislatura si affaccia il tema della legge elettorale. Che la maggioranza vuole cambiare a quanto pare ad ogni costo, pur covando al suo interno opinioni e interessi non proprio fatti della stessa pasta. E che l’opposizione un po’ vorrebbe correggere e un po’ vorrebbe invece sabotare. Salvo avere anch’essa le sue belle gatte da pelare. E’ un classico, ormai. Che si ripete almeno dal 2006, quando i leader del centrodestra di allora, contrastati assai debolmente dal centrosinistra di allora, pensarono bene di affidare al buon Calderoli il compito di confezionare un intruglio che gli elettori avrebbero dovuto digerire a maggior gloria dei loro condottieri. Cosa che all’epoca avvenne, come si ricorderà, senza troppe proteste. E senza neanche troppi rimpianti per i collegi cancellati e per le preferenze mai più ripristinate. Con un secco guadagno di potere (in più) e di fatica (in meno) per i leader di quella stagione lontana ma non proprio lontanissima. Di lì in poi si è pensato bene di affidare al marchingegno della regola elettorale, e della sua mutazione, la prefigurazione dei governi futuri. Ed è diventato quasi fatale che ogni maggioranza si illudesse di piegare le regole dell’ultima ora alle sue convenienze del momento. Lasciando ogni opposizione al bivio tra una virtù troppo astratta e un vizio troppo poco conveniente. Fino ad oggi, ultima edizione del tormentone. Il punto è che una nuova legge elettorale presuppone (o almeno dovrebbe) un’idea del paese e non solo un calcolo dei suoi numeri. E soprattutto dovrebbe sciogliere un nodo, che si è andato via via ingarbugliando. Ora il nodo a me pare questo: qual è la struttura portante del nostro sistema politico?















