ROMA. Sulle tribune che sovrastano l’Aula di Montecitorio c’è una parte riservata ai cronisti parlamentari. È uno spazio dedicato al racconto del dettaglio rubato alla folla dei deputati, la smorfia, la lite, lo scambio di foglietti e tutto quello che insaporisce il resoconto giornalistico. Ieri, in mezzo ai cronisti, sono stati intravisti cinque collaboratori dell’ufficio stampa di Fratelli d’Italia mentre filmavano i deputati della maggioranza – uno per ogni gruppo parlamentare - per stanare i movimenti della mano degli eventuali franchi tiratori, al momento del voto segreto. Un’intrusione che ha scatenato l’indignazione dei giornalisti, subito comunicata all’Associazione stampa parlamentare. È la prova del clima di paranoia in cui è sprofondato il centrodestra dopo la bocciatura dell’emendamento sulle quasi preferenze chiesto da Giorgia Meloni. Il voto segreto ha lasciato importanti strascichi sull’umore della coalizione di governo. I sospetti stanno sfibrando la fiducia reciproca tra i partiti e fanno emergere altre distanze, altre frustrazioni, altre crepe. È chiaro che riproporre la stessa modifica in Senato, come aveva suggerito il presidente Ignazio La Russa, esporrebbe la destra a una nuova clamorosa spaccatura. Per questo nessuno, tra i dirigenti di FdI, si dice più sicuro di nulla. Anzi: «Vedremo se ripresentarlo. Meloni ha detto che ora occorre una riflessione. La faremo anche su questo», è la risposta che ieri il responsabile dell’organizzazione di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli dava a chiunque in Transatlantico. Prendere tempo, dunque. Per studiare la mossa migliore da fare, ed evitare di ripiombare in una faida tra alleati.