ROMA «Ma siete innamorati di Vannacci?», dice Arianna Meloni mentre fa slalom tra i cronisti assiepati sotto le volte della Galleria Alberto Sordi, a due passi da Palazzo Chigi. «Se è un alleato? Non è che se me lo chiedete 82 volte vi rispondo». Risponde Giovanni Donzelli, sul palco della presentazione di "Senza maschera", il libro con cui Tommaso Longobardi, storico social media manager di Giorgia Meloni, un passato alla Casaleggio Associati, svela retroscena e insight di quasi quattro anni nella stanza dei bottoni.
«Chi vota contro il governo Meloni non è un alleato - rompe gli indugi Donzelli, capo dell'organizzazione di FdI, veterano toscano del partito (ieri oggetto di minacce a Firenze) incalzato - succede anche questo - da Davide Marra, podcaster e braccio destro di Fedez. «Sono sei volte che in Parlamento Vannacci vota contro la fiducia al governo Meloni insieme ad altri».Insomma il generale di Futuro al Contrario finirà dentro o fuori i ranghi del centrodestra? Donzelli non si schiera e nemmeno la maggiore di casa Meloni, a capo della segreteria e dei tesseramenti. «Se si rivelasse un alleato fondamentale, ma avesse delle idee diverse e ci votasse contro in Parlamento non ci potrebbe interessare. Non abbiamo mai scelto gli alleati in base a quello che ci serve» precisa Donzelli. Dice e non dice il colonnello del partito di via della Scrofa. Ed è la cronaca battente a suggerire prudenza. Già perché mentre va in scena la presentazione, sugli smartphone appare un sondaggio Swg da brividi. Titolo per i giornali: Vannacci agguanta Matteo Salvini. Nell'ultima rilevazione, resa nota dal Tg La7, Futuro Nazionale e Lega sono appaiati insieme al 5,3 per cento. Pari a pari. È un risultato notevole, che segna l'avanzata inesorabile delle truppe dell'ex Parà, costituite in partito. La seconda nota dolente risuona invece nelle stanze di FdI: il sondaggio Swg fotografa infatti un calo dello 0,4 per cento del partito della premier, ora al 27,8 per cento. Piccoli smottamenti, dopotutto i Fratelli restano saldamente in cima alla classifica. Ma è pur sempre il dato più basso del partito da un anno a questa parte. Vannacci gongola. A destra per ora prendono le misure. Ancora Donzelli: «Vannacci ha tante idee, le ascolto. Su alcune dico: 'Beh sentiamo, non dice cose sbagliate' ma poi vedo che vota contro il primo governo di destra della storia e quindi...». Distanze colmabili, dunque. Non c'è fretta, spiega Donzelli. «Noi non ci siamo mai alleati pur di stare al governo con qualcuno, sennò avremmo fatto parte del governo Draghi, del primo governo Conte». Pausa. «Vannacci ora ha scelto di votare diversamente. Legittimo, per carità, non mi permetto di giudicare nessuno, massima stima, massimo rispetto...». Sarà. Ma intanto l'onda Vannacci si fa tsunami. E scuote la Lega. Il Federale fissato per domani, con tanto di nomine e riassetto dei vertici, è slittato. Salvini tace e medita. Meloni ha randellato il generale in Parlamento, ma non strappa e i suoi si adeguano.Alla presentazione in pieno centro a Roma, condotta da Marcello Foa, si presenta qualche parlamentare di FdI, un paio di lobbisti, dirigenti Rai. Non c'è ressa. Un uomo della scorta di Palazzo Chigi presidia il palco con la sorella della premier, ma spiega che è suo compito controllare Piazza Colonna e i dintorni: nessuna disposizione straordinaria, assicura. Vannacci è l'elefante nella Galleria. Da Milano il leader di Azione Carlo Calenda si lancia in pronostici: «Finirà per diventare i Cinque Stelle della destra..».











