Nessuna replica o controffensiva, neanche un off record da far filtrare per rispondere alla valanga di accuse piovute su Giorgia Meloni e Fdi durante l’accesa riunione dei senatori di Forza Italia che mercoledì si è trasformata in una sorta di processo alla premier. Nel day after, infatti, l’ordine di scuderia di via della Scrofa è evidentemente quello di smussare, sminuire e minimizzare. Tanto che anche i big di Fdi che si aggirano per Montecitorio si tengono alla larga da qualsiasi polemica: «Oggi non ho letto i giornali, non so di cosa abbiano parlato ieri alla riunione di Forza Italia».Si prende tempo, dunque. Consapevoli non solo che l’estate è alle porte, ma anche che a Palazzo Chigi guardano ormai con enorme diffidenza ai sommovimenti che agitano il partito guidato da Antonio Tajani (che ieri avrebbe avuto un contatto diretto con la premier). Insomma, serve del tempo per far posare la cenare, possibilmente senza accendere altri focolai di scontro. Anche perché Forza Italia non perde occasione per affondare colpi, come dimostra l’intervento in Senato ieri dell’azzurro Pierantonio Zanettin, che - pur essendo decaduto l’emendamento sulle intercettazioni - ci ha tenuto a dire che sulla questione Fdi «sembra aver cambiato opinione» e ora «ipotizza una controriforma per allargarne il perimetro». É la conferma che le scorie di un braccio di ferro che va avanti da troppe settimane e su molteplici fronti sono ben lungi dall’essere smaltite.E per raffreddare gli animi cosa c’è di meglio di un bel tavolo di lavoro? Se ne prospetta uno proprio sulla questione intercettazioni, perché Meloni non è intenzionata a desistere e vuole dar seguito all’allarme del procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo inserendo la norma in un altro provvedimento. Di qui la richiesta dei capigruppo di Forza Italia Enrico Costa e Stefania Craxi di «aprire un tavolo» di maggioranza per «affrontare la materia in modo organico».E pure sulla legge elettorale è in programma una riunione degli sherpa di centrodestra per inizio settimana. L’occasione per fare il punto sul nodo preferenze, su cui Forza Italia come è noto ha manifestato una netta contrarietà. Tajani ha già fatto sapere che il suo partito è pronto a votare un nuovo emendamento al Senato (dove il voto è palese), ma ha chiesto che la norma sia frutto di un confronto accurato e che si tenga conto anche di eventuali correttivi per evitare che Forza Italia sia penalizzata dalla nuova legge elettorale. Una delle richieste è eliminare l’obbligo di essere capolista per chi viene inserito nel listino da cui si pesca per gli eletti con il premio di maggioranza, ma al momento non sembrano arrivare aperture da via della Scrofa. La partita, però, si chiuderà davvero solo dopo l’estate. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha infatti concordato con i capigruppo di Palazzo Madama di prevedere il termine per gli emendamenti il primo settembre, l’esame in Aula dal 10 e la chiusura per il 15.Insomma, sulle questioni più spinose e su cui la maggioranza ha sensibilità diverse la linea è quella di evitare accelerazioni. E a proposito di rinvii, ieri è slittato alla prossima settimana il decreto sul Pnrr. Colpa di una norma per l’affidamento dei servizi Intercity mediante lotto unico, inserita dal ministero dei Trasporti di Matteo Salvini e su cui è intervenuta Palazzo Chigi per evitare di andare in conflitto con le regole sulla concorrenza di Bruxelles (con il rischio di un taglio sulla decima rata del Pnrr di due miliardi).
Meloni raffredda lo scontro con Fi su preferenze e intercettazioni
La legge elettorale e la norma sugli ascolti sul tavolo a settembre. E slitta il decreto sul Pnrr






