Perfino gli addetti ai lavori hanno perso il conto. Per dire: Galeazzo Bignami, il capogruppo di Fratelli d’Italia a Montecitorio, nella seduta dello scorso 25 marzo buttò lì un numero in faccia ai colleghi dell’opposizione: «Oggi festeggiamo, credo, la duecentesima richiesta di informativa urgente che deve essere resa dalla presidente del Consiglio su richiesta delle opposizioni e credo che già questo qualifichi qual è l’intensità con cui viene richiesta la stessa». Quel giorno i leader del “campo largo”, in apertura di seduta, si esibirono nella professione in cui eccellono dall’inizio della legislatura: chiedere al capo del governo di «riferire in Parlamento». Come se le aule di Montecitorio e Palazzo Madama non fossero i campi da gioco preferiti di Meloni. Tant’è: problemi loro.

C’è da dire che il contesto era parecchio invitante: il dopo referendum sulla riforma costituzionale della giustizia. Con il trionfo dei No, con annesse scosse telluriche nell’esecutivo. Ecco, quindi, il disco rotto dei rappresentanti dei vari gruppi della minoranza: «Siamo qui a chiederle un’informativa urgente della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni» (Marco Grimaldi, Avs); «intervengo per unirmi alla richiesta di un’informativa urgente della presidente Meloni in quest’Aula» (Chiara Braga, Pd); «ci associamo alla richiesta dei colleghi di un’informativa urgente» (Riccardo Magi, +Europa); «avrebbe dovuto sentire l’esigenza, essa stessa, non sollecitata dalle opposizioni, di venire in Parlamento» (Roberto Giachetti, Italia Viva); «venga lei!» (Riccardo Ricciardi, M5S).