Roma, 3 feb. (askanews) – Roma, 3 feb. (askanews) – La linea ufficiale, teoricamente inattaccabile, è che non ci si intromette nelle faccende degli altri partiti, figurarsi quando si tratta di un alleato. Ma dentro Fratelli d’Italia è da giorni che si ragiona sull’affaire Vannacci e sul suo addio a Salvini che, pur formalizzato oggi, era dato per scontato da tempo. L’unico a parlarne a microfoni accessi è il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che nella sostanza dice esattamente che si tratta di “una vicenda che riguarderà gli organi della Lega”.
Ma in un anno come quello appena iniziato, che di fatto è un’unica lunghissima volata verso le elezioni Politiche, è inevitabile che dentro il partito della premier ci si interroghi su che effetto questa separazione possa avere sull’alleato oltre che sull’intera coalizione. Per Fratelli d’Italia, come dichiarato anche dalla stessa Lega, la decisione del generale ha come prima conseguenza pratica l’automatica esclusione dal centrodestra. Per cui la prima domanda, a cui al momento è difficile dare una risposta anche per i sondaggisti, è quale peso possa avere in termini di consensi e, dunque, quanti voti possa sottrarre all’alleanza, anche in vista di una riforma della legge elettorale. Nel partito della premier si ostenta una certa sicurezza e si ragiona sui precedenti. “Finora – spiega un big meloniano – in Parlamento non c’è stato mai nulla a destra del centrodestra. Figurarsi un generale senza esercito”.










