La mobilitazione dei rider nell’Italia del centro-nord degli ultimi giorni si è infranta nel muro di gomma del ministero del Lavoro. Al tavolo con Nidil Cgil, Felsa Cisl, Uiltemp e Confcommercio ieri il governo ha mandato solo figure tecniche che non hanno avanzato soluzioni concrete. Nidil Cgil ha chiesto di istituire un fondo a carico delle aziende per indennizzare i guadagni mancati per il blocco delle consegne nelle ore di caldo estremo. Tutto rinviato, in attesa dei necessari approfondimenti. Nel frattempo le centinaia di rider che hanno sfilato a Milano, Bologna e Firenze, e ieri a Torino, continueranno a essere ricattati: o la salute o la fame. Nessun intervento urgente sarà previsto nel mese più caldo del collasso climatico. Gli sfruttati del caporalato digitale, al pari di braccianti e di altri precari, non avranno diritto a un congedo climatico e tanto meno a una cassa integrazione, rifinanziata ma tagliata dal governo nel decreto Infrastrutture in vigore dal primo luglio.

I rider sono il simbolo della mancanza di una politica organica di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico, oltre che della volontà di evitare decisioni che riportino nel perimetro del diritto e delle tutele le piattaforme delle consegne a domicilio. Quelle che, nel caso di Glovo e Deliveroo, sono state commissariate dalla Procura di Milano per caporalato digitale. Il caos prodotto dalle ordinanze comunali e regionali che impongono ai rider di fermarsi è un aspetto di una più generale, e avvilente, frammentazione delle competenze. Da un lato, c’è un governo che vara decreti tardivi e incompleti; dall’altro lato, le ordinanze-cerotto locali non riescono ad affrontare i problemi alla radice.