L’urlo che dalla maggioranza si è levato unanime per reclamare la grazia al gioielliere di Grinzane Cavour il giorno stesso della sua condanna definitiva offre una chiara indicazione di cosa sia la destra italiana oggi.
La pigrizia – o la disonestà – intellettuale induce molti a continuare a definire di «centrodestra» l’orientamento politico della coalizione che ha vinto le elezioni; ma il centro nell’alleanza meloniana non esiste. Semmai, si può discutere se le sue componenti si collochino a destra o all’estrema destra. Lo stesso Vannacci, in fondo, non fa altro che ripetere le stesse mirabolanti fantasie già propagandate da chi oggi, essendo al governo, è impossibilitato a realizzarle: e non perché incostituzionali, ma perché economicamente insostenibili e suicide. In questo, il disprezzo che la destra mostra ai suoi elettori è pari alla loro creduloneria.
Nel caso del gioielliere, una destra moderata si sarebbe erta a difesa dello Stato di diritto. A partire dal ruolo delle forze dell’ordine, le sole a cui spetta il compito di reprimere il crimine. Cosa c’è di più lontano dall’idea stessa di «legge e ordine» di un cittadino che si fa giustizia da sé? E nemmeno c’è la scusante dell’incertezza dei fatti, dopo che tre gradi di giudizio hanno accertato l’irriducibilità della reazione armata del gioielliere persino alla legge sulla legittima difesa voluta dalla destra stessa (una legge, sia detto per inciso, di assai dubbia costituzionalità).








