«L’egemonia culturale di sinistra non c’è più nel Paese: è rimasta una riserva di rendite senza idee, ora è arrivato il momento della destra». Il ministro della Cultura Alessandro Giuli non usa mezzi termini e vede vicina una svolta per Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni. Proprio lui che da giovane ha militato nei movimenti della destra estrema, oggi lancia l’idea di una nuova destra «costituzionale, atlantista e attenta ai conti pubblici».

Dal palco del Caffè della Versiliana a Marina di Pietrasanta, spiega la «missione sociale e la cultura della nuova destra». Quello di Giuli è un vero e proprio manifesto: «La difesa delle periferie dal disordine e dall’immigrazione incontrollata; i finanziamenti pubblici legati al merito, il concetto di focolare, di famiglia, di nazione».

I conti a posto

Giuli insiste sul rigore dei conti: «Il governo Meloni ha fatto due leggi di bilancio con le casse a posto, con lo spread che dorme sogni sereni, questo vuol dire essere di destra, non regalare soldi. E’ il principio fondamentale, essere selettivi e giudicare la qualità e il merito e non la quantità, come faceva la sinistra con il tax credit nel cinema, che è diventato un banchetto di truffatori». Lui però, ammette, «di soldi ne chiedo sempre tanti a Giorgetti, però li devo spendere bene. Ho incontrato il ministro dell’Economia per parlare della legge di bilancio – racconta - lui mi ha fatto gli esami del sangue per capire come voglio spendere i soldi che chiedo. Giorgetti è un Cerbero che guarda i conti pubblici e per fortuna c’è lui. E’ sulla qualità della spesa che si misura la classe dirigente e oggi la destra ha questo compito».