Si diceva, l’altro giorno, che non si intravede quale sia il progetto culturale della destra di governo. Che a parte la rissa permanente in quel covo di serpenti che dev’essere il ministero della Cultura (gole profonde, quinte colonne: come ovunque, certo, ma forse qui più vistose) quale sarà la strategia per la crescita culturale del Paese? Il disegno, ce n’è uno? C’è.

La vera sorpresa della soap opera ministeriale è stata scoprire il manifesto di intenti redatto da Emanuele Merlino, uomo di fiducia di Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Merlino, capo della segreteria tecnica che il ministro Giuli ha appena defenestrato, è definito nelle cronache lo «stratega della kulturkampf di Giorgia Meloni».

Perbacco, la kulturkampf. Mi era sfuggito, non sono in mailing list, il «bollettino editoriale di Fratelli d’Italia» intitolato «Controegemonia» edito dal «laboratorio culturale del partito», di cui Merlino è, leggo, «viceresponsabile nazionale».

Il manifesto dunque esiste. Parte dal presentare libri e riviste «che si riconoscono nel valore di essere italiani». È elencata per esempio Passaggio al bosco”, che tanta polemica suscita ogni volta che espone il suo catalogo di autori neonazisti e antisemiti nelle Fiere e nei Saloni. Si chiede, Merlino: «Possiamo continuare a subire passivamente gli insulti dei grandi “intellettuali” di sinistra, è inutile che faccia i nomi, e le loro esternazioni sui giornali e in televisione?». Domanda retorica.