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1 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 6:39

Nei giorni scorsi due avvenimenti importanti per la politica culturale nazionale non sono stati oggetto di adeguata attenzione da parte dei media “mainstream”, distratti dalla solita kermesse di Sanremo in versione più conformista e banale del solito, con un’audience in calo, condotta da un Carlo Conti “impiegatizio” (copyright Aldo Grasso). Quasi nessuna attenzione verso il decreto “copia privata” (ilfattoquotidiano.it gli ha dedicato un approfondimento, ndr) ed il “piano di riparto” del Fondo Cinema e Audiovisivo, entrambi alla firma del ministro della Cultura Alessandro Giuli.

Entrambe le notizie sono state intercettate in anteprima dall’Istituto italiano per l’Industria Culturale IsICult, che è sì un centro di ricerca indipendente (specializzato sulle politiche culturali, le economie mediali, le dinamiche sociali), ma anche un laboratorio giornalistico (nel cui ambito curo anche questo blog). Entrambi i documenti (pubblicati sul sito web di IsICult) sono emblematici, anzitutto perché la loro gestazione non ha beneficiato di quella necessaria trasparenza e condivisione piena con tutti gli “stakeholder” potenzialmente interessati, e poi perché sono sintomatici di un “policy making” conservatore e inerziale, privo di visione sistemica, organica, strategica.