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3 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 18:55

Nei giorni scorsi, la comunità del cinema e della tv italiana ha assistito a due “celebrazioni”: martedì 31 marzo l’Amministratrice delegata di Cinecittà spa Manuela Cacciamani ha promosso un incontro nel quale ha sostenuto che il bilancio 2025 della società è assolutamente positivo e che gli “studios” scoppiano di lavoro; l’indomani 1° aprile, sempre a via Tuscolana, il gotha del cinema italico ha annunciato le candidature del più importante premio nazionale, il David di Donatello (71esima edizione), e la Sottosegretaria leghista Lucia Borgonzoni ha risposto al comunicato di protesta diramato il giorno prima dal coordinamento delle associazioni degli autori e delle autrici (ha raccolto oltre 200 firme, da Sorrentino a Moretti passando per Avati), che lamentano la cattiva ripartizione dei 606 milioni di euro del Fondo Cinema e Audiovisivo tra i vari settori di intervento, denunciando in particolare come la dotazione per il tax credit per le imprese che vengono a girare in Italia sia passato dai 42 milioni di euro del 2025 ai 100 milioni del 2026…

La più pugnace associazione di lavoratori del settore #Siamoaititolidicoda (Satdc, vicina all’Usb) ha diramato un comunicato nel quale accusa gli autori (ovvero 100autori, Anac, Wgi, Acmf, Aidac, Air3) di tardività e di “ipocrisia”, anzitutto perché il “piano di riparto” del Fondo è stato reso di pubblico dominio dall’IsICult – Istituto italiano per l’Industria Culturale, che presiedo – oltre un mese fa (il 26 febbraio). E peraltro è stato già approvato (il 25 febbraio) anche dal massimo organo di consulenza del Ministero della Cultura, qual è il Consiglio Superiore del Cinema e Audiovisivo, con solo un voto contrario sul totale dei 12 consiglieri (l’avvocato Michele Lo Foco).