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Ultimo aggiornamento: 17:52

Dopo la sconcertante sortita della Sottosegretaria Lucia Borgonzoni di giovedì 20 novembre, una cappa nebbiosa sembra avvolgere tutto il settore cine-audiovisivo, a fronte dell’incredibile annuncio della “morte” della Legge Franceschini del 2016: colei che da oltre due anni lavorava in modo alacre (a modo suo, coinvolgendo più i “big player” che i produttori indipendenti e gli autori e le altre categorie professionali del settore) per riformare la legge n. 220… sembra aver gettato la spugna. Parafrasando il mitico Gino Bartali, è come se avesse dichiarato a chiare lettere “L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”.

Va osservato che “il settore” curiosamente non ha reagito alla “rottamazione” annunciata: nessuna associazione ha avuto il coraggio di emettere un solo comunicato. Il settore intero ammutolito, quasi intimidito… Uno stordimento generale.

La politica, almeno in parte, un poco ha reagito, con dichiarazioni tra il critico e l’ironico sia di Matteo Orfini per il Partito Democratico, sia di Gaetano Amato per il Movimento 5 Stelle. L’esponente “dem ha sostenuto che “le parole della sottosegretaria Borgonzoni confermano, ancora una volta, che il Governo continua a generare confusione e incertezza, invece di fornire risposte chiare al settore”. È accorso in difesa il Presidente della Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone (FdI), che ha dichiarato: “Siamo pronti a interagire con l’esecutivo, per scrivere una riforma strutturale del comparto”, richiamando una mozione approvata dalla maggioranza a Montecitorio il 7 ottobre scorso.