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Ultimo aggiornamento: 7:45
Come sempre avviene nelle ultime settimane dell’anno, il balletto delle cifre caratterizza la fase prodromica all’approvazione della Finanziaria: quella del 2026, per quanto riguarda il settore cinematografico e audiovisivo, si annuncia foriera di tagli crudeli e ferite profonde, se è vero che il governo intende ridurre da 696 a 550 milioni di euro la dotazione annuale del Fondo per il Cinema e l’Audiovisivo. E i 550 milioni del 2026 andrebbero a scendere a 500 nell’anno 2027: la riduzione, rispetto alla dotazione attuale, sarebbe quindi rispettivamente del 21% l’anno prossimo e del 28% per il 2027.
Se nei giorni precedenti circolava soltanto una bozza, nella mattinata di mercoledì 22 ottobre è apparsa la versione cosiddetta “bollinata”, sulla quale si avvia l’iter per l’approvazione, che dovrà avvenire entro il 31 dicembre 2025: si prospettano quindi due mesi di “tira e molla”, di fantasiose cifre ballerine, di trattative segrete, senza che nessuno possa disporre di dati affidabili e di analisi accurate, di opportune valutazioni di impatto dell’intervento della mano pubblica nel settore.
L’analista mediologico non può non osservare le curiose modalità e le strane tempistiche delle reazioni dei principali player, ovvero le associazioni del settore cine-audiovisivo, alla luce della bozza antecedente alla versione bollinata dalla Rgs Mef: per primi sono intervenuti, pugnaci, i lavoratori delle troupe attraverso il movimento #Siamoaititolidicoda e poi, moderatamente, Agici, Apa, Cna e dopo ancora 100autori, Afic, Aidac, Air3, Anac, Doc/it, Wgi… e da ultimi Anica e Anec-Agis.








