Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 17:51
La settimana che si chiude venerdì 12 dicembre ha visto eventi e iniziative che stimolano rinnovati commenti critici su come sono (mal) governate le politiche culturali dell’Italia: vengono prodotti nuovi dataset numerici – non validati metodologicamente – per dimostrare la “forza” dimensionale di alcuni settori, osservati solo dal punto di vista economico… vengono messi in atto “tagli” assurdi all’intervento dello Stato, in totale assenza di analisi previsionali e valutazioni d’impatto…
La gestazione della Legge Finanziaria 2026 si conferma irrazionale ed irragionevole, con una marea di emendamenti frutto per lo più di lobby e micro-lobby, con un ruolo del Parlamento sempre più marginale, a fronte della autoreferenzialità del Governo… Efficace un’espressione utilizzata dalla senatrice Alessandra Maiorino (M5s): la Legge di Bilancio è la dimostrazione di come l’Italia “sia governata da un consorzio di lobbisti”.
Vale sicuramente per settori come la difesa (quanti sono i Paesi al mondo che possono vantare un Ministro della Difesa già alla guida dell’Aiad, la lobby dei produttori di armamenti, qual è il caso di Guido Crosetto?), e come la sanità (quanti sono i Paesi al mondo che hanno un grande proprietario di cliniche ad essere anche padrone di tre o quattro testate giornalistiche quotidiane, come Antonio Angelucci – pure parlamentare di Forza Italia e detentore di un record storico di assenteismo – che controlla sia il Gruppo San Raffaele-Tosinvest Sanità sia il Giornale, Il Tempo e Libero?!), ma vale anche per la cultura, sebbene le lobby di questo settore siano – al confronto – piccine picciò.






