È tornato il Vaffa Day, per un giorno almeno, e da tutte le parti. Non tra avversari – quello è sport quotidiano – ma tra ex amici.

C’eravamo tanto amati, adesso ci odiamo. Nella canicola di fine luglio è resuscitato Beppe Grillo, mister Vaffa, che da anni ha il dente avvelenato con Giuseppe Conte, il quale, come tutti sanno, gli fregò il partito sotto il naso trasformandolo nella sua guardia personale.

Come ogni tradito che si rispetti, Grillo-Otello ieri ha bombardato l’ex avvocato del popolo, ora solo avvocato di sé stesso, con un post dal titolo facile facile: «Si sono montati la testa senza leggere le istruzioni». Il fondatore, dunque, ci ha messo qualche anno per capire che il Movimento 5 Stelle era nato per «cambiare la politica ma poi la politica ha cambiato il MoVimento. Doveva ascoltare i cittadini e ha cominciato ad ascoltare i sondaggi. Doveva occuparsi del futuro e ha finito per occuparsi delle poltrone».

Ben svegliato, Beppone. Ma, se ti guardi allo specchio, dovresti ricordarti che certa gente la portasti tu in Parlamento per aprirlo come una scatoletta di tonno: i memorabili Vito Crimi, Danilo Toninelli, Alfonso Bonafede, Roberta Lombardi, Paola Taverna e altri di cui si sono (per fortuna) perse le tracce. Poltrone e sondaggi erano il tuo pane, Beppe, ben prima di Giuseppe.