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Tra l’originale e la copia nessuno preferisce la seconda opzione. Tutti vogliono la versione vera, quella autentica. Ecco perché quando torna di moda il “Vaffa” non si può non parlare di Grillo, colui che voleva battere la casta e aprire il sistema come la più banale scatoletta di tonno. Ecco perché Giuseppe Conte, sognando Chigi, ha un solo incubo: il ritorno di Beppe. Non solo perché è l’essenza del Movimento stesso, ma perché è colui che potrebbe sottrargli quel simbolo a 5 Stelle che gli ha consentito di diventare “l’avvocato del popolo”.
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Secondo i fedelissimi del comico, a brevissimo, o meglio entro la prima quindicina di luglio, anche se nessuno rivela la data precisa, dovrebbe esserci l’attesa udienza sul logo. Per i legali difficilmente si arriverà a una decisione definitiva, ovvero stabilire a chi appartenga, ma, al contrario, potrebbe esserci un verdetto per quanto riguarda l’utilizzo dello stesso. E qui arrivano i problemi per l’ex premier. Esiste più di una possibilità di arrivare verso un’ “inibizione”, ovvero che nessuno potrà adoperare il simbolo fino a quando non si concluderà il procedimento legale. Non è un caso, infatti, che, negli ultimi mesi, il docente prestato alla politica adoperi sempre “Nova” e non più gli storici astri. Vorrà abituare, sin da subito, il suo seguito? Una cosa è certa, tale possibilità spaventa, e non poco, l’attuale direttivo, mentre rappresenta un’opportunità per quello delle origini. Tra i pentastellati della prima ora, inoltre, circolerebbe un sondaggio, probabilmente commissionato dallo stesso fondatore, che dimostrerebbe come il M5S senza il nome del fondatore perderebbe oltre un punto e peggio ancora se non ci dovesse essere la grafica dell’ascesa. In questo caso, si parla di oltre quattro punti in meno.








