Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiTutti contro Vannacci. Come, a suo tempo, contro Bossi e poi Grillo. Con il risultato di far risuonare più forte la voce fuori dal coro.

Stupisce come l'unanimità nel demonizzare l'ultimo arrivato tenda a riproporsi, senza che gli avversari si rendano conto del loro errore. D'altra parte alcune spiegazioni ci sono. La Lega vede il generale come fumo negli occhi, perché sta tentando di prosciugare il suo bacino elettorale. Ma non solo per questo: il fondatore di Futuro Nazionale mette in crisi la strategia fin qui attentamente orchestrata da Salvini, che si comporta da leader insieme di governo e opposizione, pro Ucraina quando si votano le risoluzioni, benevolo verso Putin nelle piazze e nelle dichiarazioni pubbliche; trumpiano e pacifista; federalista e statalista; populista e ministeriale.

La Meloni accusa invece Vannacci di fare il gioco della sinistra, ma teme di più un'opposizione di destra con le mani libere, proprio come lo era stata lei stessa al tempo del governo Draghi. Quanto a Forza Italia, il suo centrismo liberal alza barricate preventive di fronte al pericolo di una AfD tedesca in versione nostrana. Infine, il campo largo bombarda il generale col suo prevedibile armamento ideologico: lo accusa di essere reazionario, maschilista, fascista eccetera, mantenendolo al centro della scena per usarlo contro il centrodestra.