La legge elettorale

Antonio Bargone

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Il giubilo scomposto dell’opposizione per questo risultato è un esercizio di puro tatticismo che ignora la sostanza: confermare le liste bloccate significa perpetuare un sistema che tiene i cittadini distanti dalla scelta dei propri rappresentanti. Ancor più sconcerta l’immediata richiesta di elezioni anticipate, come già successo dopo la vittoria referendaria. Si grida la voto come se vi fosse un programma pronto o una leadership condivisa, quando è evidente che il “Campo Largo” è diviso su ogni questione. Questa ansia di correre al governo – più che di risolvere i problemi reali del Paese – suona come una scommessa pericolosa. Senza un progetto, senza un leader e con un metodo basato sull’imboscata parlamentare, l’opposizione dimostra di essere più interessata alla conquista del potere che alla responsabilità di governo.

Perché dico questo? Perché il progetto del “Campo Largo” appare oggi come un cantiere eterno, dove la ricerca di un’alleanza numerica ha finito per soffocare la costruzione di un’identità politica chiara. A dispetto del mantra dell’unità, le opposizioni restano bloccate in un perimetro elettorale che non riesce a espandersi, confermando una diagnosi amara: quando l’unione è dettata solo dall’esigenza di battere l’avversario e non da una visione condivisa del Paese, si trasforma inevitabilmente in zavorra.