Può esistere una coesione nazionale dentro un sistema che comprime la rappresentanza? Si possono chiedere sacrifici e riforme profonde senza cittadini motivati e realmente rappresentati? La riflessione di Raffaele Bonanni

Ogni volta che si riapre il cantiere della legge elettorale, il copione resta identico: si discute di formule, soglie e premi di maggioranza, ma si evita il punto decisivo, cioè restituire ai cittadini il diritto di scegliere davvero i propri rappresentanti.

Cambiano le sigle dei sistemi e le convenienze dei partiti, ma il principio resta lo stesso: la politica continua a diffidare degli elettori e difende il proprio potere di nomina.

Anche il confronto di queste settimane lo conferma. Il dissidio non riguarda la qualità democratica del sistema, bensì l’entità del premio destinato a chi superi il 40 per cento.

Un meccanismo che rischia di trasformare una vittoria relativa in un’investitura sproporzionata, aggravando la distanza tra istituzioni e società.