Oggi il programma politico più sensato è quello di resistere, a sinistra a destra e al centro, battersi perché non passi nessuna riforma elettorale diversa da un sistema proporzionale purissimo, e sperare che le prossime elezioni finiscano in una specie di pareggio, cioè senza che nessuno dei due accrocchi elettorali chiamati poli abbia i numeri per formare un governo.

A quel punto, così come prevede la Costituzione e la forma di governo parlamentare, la maggioranza per formare un governo si troverà in Aula sulla base di un programma minimo condiviso tra forze politiche diverse ma capaci di costruire un progetto limitato su questioni importanti come sicurezza, sanità e istruzione, cosa che è già successa più volte negli ultimi anni al termine di ogni sbornia populista.

È dunque il Parlamento il luogo dove si può trovare il modo di scardinare i due poli incredibili che ci ritroviamo, e di disarticolare il bipopulismo perfetto italiano per costruire una nuova maggioranza coerente sulle questioni più urgenti, e anche una nuova opposizione, come avviene in tutto il resto del mondo civile, tranne che da noi.

Da una parte ci sarà chi vuole stare agganciato all’Europa, dall’altra gli utili idioti di Putin e Trump; da un lato quelli che vogliono rilanciare la produttività del paese e l’economia delle famiglie e delle imprese, dall’altro quelli del superbonus, delle mance e delle pensioni anticipate; da una parte quelli che puntano a una minore dipendenza energetica dall’estero, dall’altra quelli che dicono No a tutto.