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Ultimo aggiornamento: 6:42
L’esito del referendum costituzionale con la vittoria sonante del No farà riflettere entrambi gli schieramenti. Mi interessa, qui, dare uno sguardo alle conseguenze sul fronte progressista dove il lavoro consiste ora nel trasformare un successo tattico in uno strategico. Milioni di elettori hanno bocciato il governo Meloni, ora si tratta di convincerli della bontà delle proposte dell’altro schieramento. Impresa non facile perché né Pd e nemmeno il Movimento 5 Stelle sono totalmente vergini e portano delle pesanti responsabilità per l’attuale deriva antipopolare della politica, accelerata poi dalla Meloni. Bisogna cambiare radicalmente direzione.
Prima di andare in piazza per le chiassose e forse inutili primarie, sarebbe opportuno elaborare un vero programma progressista. Una buona idea potrebbe essere quella di partire dalle proposte sulle quattro S, salario, sanità, scuola, e sicurezza nel senso delle politiche migratorie. È su questi temi che si gioca la partita con proposte chiare e convincenti. Mi permetto di segnalare qualche spunto sul versante economico.
Sul salario c’è ben poco da scoprire. È un fatto noto che la globalizzazione ha schiacciato il potere d’acquisto dei lavoratori. Nel tempo i salari reali sono addirittura diminuiti in Italia, caso raro in Europa. La globalizzazione ha spostato il pendolo del mercato del lavoro dalla parte degli imprenditori che non si sono tirati indietro, incamerando lauti profitti. L’inflazione bellica ha fatto il resto. Solo la politica può intervenire per invertire questo processo e tutelare il reddito di milioni di lavoratori. Le proposte possono essere diverse, dal salario minimo agli incrementi automatici. Certo non possono essere quelle della destra di un salario di Stato, ottenuto attraverso riduzioni contributive o bonus che non ci possiamo più permettere. I doverosi incrementi di salario devono essere pagati dagli imprenditori, come nella normale logica economica.







