“Non c’è dubbio: il limite più grande della nostra risposta agli incendi sta nel fatto che si tratta di un approccio troppo sbilanciato sulla lotta attiva, interventistico. Non a caso molte regioni hanno il settore antincendi boschivi all’interno della protezione civile, per sua natura è una sezione operativa legata alle gestione delle emergenze. Invece servirebbe un approccio che investa nella prevenzione e gestione del territorio, prima della stagione degli incendi, non durante. Purtroppo, la scarsa gestione forestale fa sì che l’accumulo di biomassa e necromassa, unito alle condizioni meteo, renda gli incendi sempre più difficilmente gestibili, talvolta nessuna flotta aerea è in grado di spegnerne l’intensità”. È preoccupato Luca Tonarelli, dottore forestale, dal 2007 Direttore tecnico del centro di addestramento antincendi boschivi della Regione Toscana e Analista AIB (Anticendi Boschivi), che pure ammette che la tecnologia ci aiuta molto, “oggi le previsioni meteo sono in grado di prevedere non solo le variabili classiche, vento, umidità, temperatura, piogge, ma anche lo strato verticale dell’atmosfera, quindi le correnti ascensionale e la forza e l’intensità degli incendi”.
Può spiegarci anzitutto come funziona in Italia la risposta gli incendi?
















