La piaga estiva degli incendi, spesso dolosi, solleva annose questioni di legalità e di conservazione e tutela dei territori. L’attenzione, in questi anni, si è inevitabilmente spostata sulla nostra capacità di spegnere prontamente i focolai (incrementando per esempio il numero dei Canadair) e meno sulla prevenzione, la cura, l’educazione civica nel rispettare la natura. Sembriamo, in certi casi, esserci rassegnati al fatto che migliaia di ettari vadano in fumo ogni anno come inevitabile conseguenza del riscaldamento climatico. Il 40 per cento del territorio italiano è a superficie boschiva, raddoppiata dagli anni Cinquanta. Lo sviluppo della silvicoltura è anche un modo attraverso il quale si può contrastare lo spopolamento delle aree interne. Un fenomeno che ha aspetti sociali devastanti. Non basta rimettere a posto bellissimi borghi, con i fondi del Piano nazionale di ripersa e resilienza (Pnrr), se poi quei centri rimangono vuoti gran parte dell’anno, scompaiono i negozi e per trovare un bancomat si fanno decine di chilometri.