Il danno dovuto agli incendi che si verificano nelle foreste dell’Amazzonia brasiliana non è solo quello immediatamente visibile. Secondo i risultati di uno studio pubblicato su Environmental Research Letters, infatti, le aree di foresta amazzonica danneggiate dagli incendi rimangono più calde di circa 2,6°C rispetto alle aree circostanti intatte oppure soggette a disboscamento controllato. E questo effetto può durare per decenni, con un abbassamento di temperatura pari a soli 1,2°C nei 30 anni successivi all’evento. Questo rende le foreste danneggiate molto più vulnerabili per esempio alle conseguenze del cambiamento climatico. “Stiamo scoprendo che gli incendi hanno un impatto ecologico significativo su scale temporali molto ampie e che la rigenerazione è molto più a rischio: è più lenta o non avviene affatto”, spiega Savannah Cooley, che ha un dottorato di ricerca in Ecologia, evoluzione e biologia ambientale ottenuto presso la Columbia University (Stati Uniti), ed è prima autrice del lavoro e ricercatrice presso il Nasa Ames Research Center. Autori e autrici dello studio hanno analizzato in particolare un’aera di foresta amazzonica brasiliana nota come “Arco di deforestazione” (“Arc of deforestation”), che negli ultimi decenni è stata appunto oggetto di deforestazione e teatro di incendi. E che oggi costituisce un caso studio ideale, spiegano i ricercatori, perché è in sostanza un mosaico di aree intatte, bruciate, disboscate e in fase di rigenerazione.
Le aree di foresta amazzonica bruciata restano calde e stressate per decenni
Gli incendi cambiano completamente la struttura della foresta, diradando le chiome e riducendo la superficie fogliare, da cui dipendono i due principali meccan…







