di
Giulio Sensi
Tanti i roghi nel 2025 che hanno distrutto 890 km quadrati di polmoni verdi. Il ruolo di Protezione civile e volontari: piani di intervento mirati e tempestivi e formazione per chi dovrà intervenire
Il 2025 è stato un anno nero per gli incendi boschivi in Italia: 1600 con 890 chilometri quadrati andati in fumo. La stragrande maggioranza delle cause sono colpose, frutto di sottovalutazioni dei rischi da parte delle persone. I pericoli sono amplificati dai cambiamenti climatici e ad essere polverizzate finiscono proprio le piante che «sequestrano» l’anidride carbonica. Il 2026 non è iniziato bene - alcuni giorni fa è bruciato il monte Faeta tra Lucca e Pisa - e l’estate si preannuncia incandescente. Ma le forze in campo per prevenire e affrontare le emergenze sono dispiegate: ogni Regione ha il suo piano antincendio e a livello nazionale, sotto la regia e il coordinamento del dipartimento della Protezione civile e il contributo prezioso del volontariato, c’è sempre più collaborazione per intervenire tempestivamente.
Anche attraverso i «gemellaggi», una modalità di integrazione dei piani regionali dell’antincendio boschivo che prevede l’intervento di squadre di volontari provenienti da fuori regione che si inseriscono per potenziare i meccanismi ordinari gestiti dalle Regioni, agendo al fianco dei Vigili del Fuoco e delle strutture che si occupano di antincendio boschivo. Mauro Casinghini è direttore dell’ufficio Volontariato, Formazione e Assistenza del dipartimento della Protezione civile, già direttore dell’agenzia regionale di Protezione civile della Regione Abruzzo e lui stesso Dos (Direttore delle operazioni di spegnimento). «Il ministero della Protezione civile - spiega - emana degli indirizzi preparativi per uniformare a livello regionale la lotta attiva e la prevenzione». La lotta agli incendi boschivi nasce prima. «Con la formazione degli operativi - aggiunge Casinghini - e la certificazione della loro idoneità fisica. È un’attività che inizia con molto anticipo e si affianca alla redazione dei piani regionali antincendio, il filo rosso che individua per ogni regione le aree di maggior rischio. Confrontandoli con l’anno precedente diventano un modello dinamico di riferimento».








