Nella cornice di Cortina d’Ampezzo dove si è svolta quindicesima edizione di VinoVip, la manifestazione biennale promossa dalla rivista Civiltà da Bere con il supporto di Vinitaly (Verona Fiere), i temi trattati sono stati la crisi del vino e il cambiamento climatico.
Su questi temi si sono confrontati quattro mostri sacri della viticoltura italiana: Piero Antinori, Sandro Boscaini, Angelo Gaja e Fausto Maculan. Sui cambiamenti climatici si sono tutti espressi in maniera concorde: rappresenta un problema grave. Per Fausto Maculan, patron dell’omonima cantina, l’innalzamento delle temperature rappresenta un vero pericolo anche economico perché il mercato vuole più bianchi e meno gradazione alcolica, ma il cambiamento climatico impedisce di seguire questo cammino. Ma non è l’unico pericolo rappresentato dal cambiamento climatico, come ha illustrato, in altra occasione, il direttore del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, Diego Tomasi rispondendo ralle domande di Alessandro Torcoli direttore della rivista Civiltà del Bere. Uno studio, commissionato dal Consorzio, ha evidenziato come l’aumento delle temperature stia accelerando e, nel caso specifico dell’area di Valdobbiadene, patrimonio Unesco, come lo stress termico tra caldo e freddo, necessario perché l’uva mantenga una acidità fondamentale per la produzione dei prosecchi, rischi di venir meno, mettendo fine ad un prodotto da un miliardo di bottiglie l’anno. Secondo Diego Tomasi, quanto sta accadendo è così grave che sono allo studio la possibilità di avvalersi di altri vitigni con maggiore acidità e resistenza al calore, che possano sostituire il vitigno glera oggi alla base del Prosecco.









