Sale, sale, sale il termometro sale. E lavorare all’aperto con 36, 37, 38 gradi diventa un rischio per la stessa salute. Lo sanno bene i rider che devono consegnare merci a qualsiasi ora del giorno, gli operai edili e dei cantieri, i braccianti che raccolgono frutta, verdura e ortaggi nelle campagne assolate. Lo sanno anche i manutentori del verde pubblico, addetti a cui i municipi affidano la gestione di parchi, aiuole, giardini delle nostre città. A Milano questo compito è stato dato alla Metropolitana milanese spa, antica società di ingegneria di proprietà del Comune, nata nel 1955 per progettare le linee della metropolitana, e che oggi gestisce il servizio idrico integrato, progetta infrastrutture, e, appunto, dallo scorso anno si occupa della gestione e manutenzione delle tante aree verdi della metropoli lombarda. Va da sé che i 180 addetti hanno gli stessi, identici problemi di chi deve lavorare all’aria aperta sotto l’anticiclone africano che sta soffocando la penisola. Riccardo Francato ha studiato da perito agrario ed è riuscito a fare il lavoro che ama. Ma ogni rosa ha le sue spine. «Da due anni a questa parte - racconta - la Regione Lombardia ha decretato alcune ore di stop obbligatorio, quando il caldo diventa eccessivo. Da mezzogiorno e mezza alle quattro del pomeriggio non si lavora. Ma siccome giardini, piante e alberi hanno bisogno specialmente in questa stagione di una cura quotidiana, quello che non si fa a metà giornata si fa nel pomeriggio inoltrato, fino alle sette e mezza di sera». É un buon compromesso? Non del tutto. «Alle sei del pomeriggio ci sono ancora 37 gradi, addirittura le notti sono diventate tropicali, e soprattutto la giornata diventa infinita - sottolinea Francato - Ti alzi alle cinque del mattino e torni a casa ben oltre l’ora di cena. Fino a mezzogiorno nei nostri ‘cantieri’, poi quattro ore fermi, con le tute da lavoro indosso, in azienda, in attesa del turno pomeridiano». In una città estesa come Milano è praticamente impossibile tornare a casa a metà giornata per poi rientrare a lavoro. «Sono pochissimi i fortunati che abitano vicino alla sede di Mm, stiamo quasi tutti in periferia, nelle cittadine fuori Milano, c’è chi arriva dalla provincia di Bergamo, da quella di Pavia. Io stesso che abito a Saronno devo fare una trentina di chilometri per arrivare a lavoro. Oltre alla fatica di muoversi in un traffico caotico, nelle ore più calde, ne risentirebbe anche il portafogli visti i costi sempre più alti della benzina».