di
Antonio Polito
Oggi come allora i temi internazionali sono vissuti come test di purezza
Campo Lavrov o Campo Nato? La Russia è una minaccia per l’Europa, oppure l’Europa che si riarma è una minaccia per la pace? Questo (piccolo) dettaglio di politica estera divide sempre più apertamente l’alleanza delle opposizioni, che aspira a governare l’Italia tra un anno. E non è affatto detto che prima del voto conosceremo la soluzione del dilemma shakespeariano. In caso di vittoria del campo di Conte-Schlein, auguriamo perciò al futuro ministro degli Esteri di non finire come Massimo D’Alema nel 2007.
E sì che era «il Migliore». Quando si presentò al Senato nel febbraio di vent’anni fa, l’allora titolare della Farnesina in nome e per conto del governo di Prodi era sicuro che con la sua autorità (in fin dei conti era andato a braccetto con Hezbollah e aveva difeso il ruolo politico di Hamas) avrebbe messo in riga la sinistra-sinistra della maggioranza, indignata per la decisione degli «atlantisti» Prodi e Parisi di concedere un ampliamento della base americana di Vicenza; e placato il dissenso sul proseguimento della missione militare italiana di peacekeeping in Afghanistan. D’Alema uscì invece sconfitto per due voti. La sera stessa il premier Romano Prodi si recò al Quirinale a presentare le dimissioni.













