A Napoli, l’altro ieri, i leader del centrosinistra si sono presentati come l’incarnazione di un’alleanza solida, cementata da convinzioni comuni e non da un semplice accordo elettorale di comodo. È bastato però ascoltare pochi minuti di interventi sulla politica di difesa europea per capire quanto quella narrazione regga poco alla prova dei fatti. Il dettaglio è passato quasi inosservato, coperto dal rumore delle contestazioni in piazza, ma merita di essere raccontato per esteso, perché dice molto di più sullo stato di salute del campo largo di qualsiasi slogan pronunciato dal palco.

Angelo Bonelli ha acceso i motori bollando come «carta straccia» gli impegni presi dal governo italiano al recente vertice Nato di Ankara sull’aumento della spesa per la difesa. Per Bonelli quelle risorse andrebbero dirottate altrove: stipendi, lavoro, sanità pubblica, scuola, ricerca. Il riarmo europeo viene presentato, come sempre, come una sottrazione di fondi al welfare. Ma è l’intervento di Giuseppe Conte a meritare uno sguardo più da vicino, perché non è retorica discutibile: è manipolazione delle fonti spacciata per rigore.

Ascoltiamolo: «Grynkewich è il generale americano che comanda le forze alleate nella Nato. Non lo ha detto in un cenacolo privato. Lo ha detto al Financial Times il 18 giugno, testualmente: “Ho studiato tutte le fonti di intelligence, tutte le informazioni disponibili, e posso dire che né oggi e né domani la Russia rappresenta una minaccia per l’Europa”. È il Comandante supremo della Nato in Europa. E loro continuano ad alimentare questa minaccia, per giustificare questa corsa agli armamenti».