PORCIA (PORDENONE) - L’incontro informativo sull’emergenza Pfas (pozzi artesiani vietati, 300 utenze a secco) di ieri sera era stato annunciato alla cittadinanza appena tre giorni fa. Eppure, con così poco preavviso, l’intera Sala Diemoz in via delle Risorgive a Porcia si è riempita come non si era mai visto. Almeno 60 persone non sono potute entrare e molte di più hanno ascoltato l’intero incontro, durato più di due ore, in piedi. E hanno sentito un dato choc: l’inquinamento durerà decenni. Le falde si ripuliranno, ma tra molto, molto tempo.

L'incontro Non è esagerato stimare la presenza di almeno 300 persone. Questo perché l’evento era rivolto non solo ai cittadini di Porcia, ma anche dei comuni di Fontanafredda, Aviano e Roveredo in Piano. I tanti che non sono potuti entrare sono comunque rimasti al loro posto. Invece, è stato il sindaco di Porcia Marco Sartini a essere uscito per riassumere loro quanto è stato detto all’interno. Questo è il peso che la questione Pfas esercita sui cittadini, sorpresi dal recente cambio di normativa e preoccupati per la propria salute. Le voci Il purliliese Enzo Michelin ha dichiarato: «Io non ho mai visto tutta questa gente a una riunione del Comune indetta tre giorni prima. Questo vuol dire che la gente paura. Anche io ho paura. Però vorrei capire una cosa: Porcia non ha tutta la parte idrica servita dall’acquedotto. Cosa facciamo? Bagniamo i campi con l’acquedotto? Dobbiamo tutti allacciarci? Adesso faremo anche questo. Quello che fa paura e che da un giorno all'altro non si possa più bere acqua. E mi sembra una cosa abbastanza importante». Bellino Boen Vanni è venuto da Fontanafredda: «Farò delle analisi dell'acqua, che sono care. Certe le paghi 10 o 15 euro ma qui vanno dai 200 euro. Non me l'aspettavo una cosa del genere. È stata una sorpresa». Durante la serata è stato confermato che si verrà incontro ai cittadini in modo tale che i prezzi per le analisi siano più bassi. Ivan Poli, direttore del Dipartimento di Prevenzione di Asfo, ha spiegato che anche se l’area incriminata dovrebbe rimanere stabile e non espandersi, si tratta di una faccenda che non nasce di recente e che accompagnerà il territorio per molto tempo ancora. I tempi «Ci aspettiamo che nel corso del tempo, ma potrebbero volerci anche decine di anni, le falde si ripuliscano da sé. Sono fonti di inquinamento molto vecchie. Alcune di queste sostanze sono state bandite nel 2004 o nel 2009. Purtroppo i terreni sono la memoria dell’ambiente. Però, per come è costituito il corpo idrico, non ci aspettiamo una discesa di quest’area». Un’altra preoccupazione dei cittadini riguarda l’uso della sostanza, tant’è che più cittadini hanno chiesto in che modo funzioni la contaminazione da Pfas. È stato precisato che avviene per ingestione, anche se l’acqua è stata bollita. Non è neanche possibile utilizzarla per cucinare e nemmeno per innaffiare l’orto. Tuttavia, la contaminazione cutanea è minima, per cui è ancora possibile usarla per lavarsi. Alcuni hanno chiamato la base aerea di Aviano «il grande elefante nella stanza», ritenuta da molti la principale causa di questo inquinamento. Più cittadini l’hanno menzionata nei loro interventi e c'è chi, citandola, ha ricevuto applausi e brusii di supporto. Tuttavia, almeno per il momento, non è ancora confermata ufficialmente quale sia la vera causa dell’inquinamento. È anche possibile che ci siano più concause che abbiano contribuito al formarsi dell’emergenza. Una questione che dovrà essere approfondita dagli Enti preposti. Sartini ha spiegato: «Il nostro mestiere è dare tutela alla salute e farlo nel migliore modo possibile. Se la magistratura indaga sulle cause e le trova sanzionerà i responsabili, ma non è il nostro mestiere».