PORDENONE - Da dove arrivano i Pfas trovati nelle acque dei pozzi artesiani tra Porcia, Fontanafredda, Aviano e Roveredo in Piano? È la domanda che si stanno ponendo centinaia di residenti dopo gli avvisi diffusi dai Comuni. Una risposta definitiva ancora non c'è, ma le prime analisi di Arpa Fvg consentono già di delineare le possibili origini della contaminazione.
Le fonti dei Pfas Secondo l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente, il tipo di sostanze rinvenute riconduce a due differenti fonti. La prima sarebbe collegata ai percolati di una discarica, la seconda alle schiume antincendio utilizzate per decenni in ambito aeroportuale. Tra le ipotesi al vaglio dei tecnici figurano la vecchia discarica industriale di Ceolini, già interessata in passato da interventi di bonifica, e l'area dell'aeroporto militare di Aviano, dove fino al 2008 venivano impiegate schiume estinguenti contenenti Pfas durante le esercitazioni e gli interventi antincendio. Le analisi hanno evidenziato concentrazioni superiori ai nuovi limiti di legge. Per la somma dei quattro principali Pfas il valore massimo consentito è di 20 nanogrammi per litro, mentre nei campioni esaminati sono stati rilevati picchi compresi tra 100 e 200 nanogrammi, fino a dieci volte superiori. Gli approfondimenti proseguiranno nelle prossime settimane con nuove campagne di monitoraggio di Arpa e della sanità regionale, che dovranno delimitare con maggiore precisione l'estensione della contaminazione. La conformazione delle falde, infatti, rende impossibile individuare una profondità dei pozzi che possa essere considerata sicuramente al riparo dal fenomeno. Pfas, class action collettiva per chiedere i risarcimenti del processo Miteni per i 350mila residenti







