di Nicolò Rossit
Che il generale avesse delle perturbanti simpatie per un particolare ventennio della nostra storia italiana lo sappiamo tutti e non lo si scopre ora. Detto ciò, è piuttosto normale che le nuotate e le corse a piedi e in bici da Minculpop di qualche giorno fa a Sanremo destino un minimo di nausea, se non addirittura i brividi, a chiunque abbia un minimo di conoscenza storica.
È comunque importante specificare che Vannacci non fa queste scenate perché sia intimamente fascista. O meglio, lo è ma non è questo il motivo per cui le fa, che è invece il semplice fatto che egli abbia capito molto presto come funziona la politica di oggi e, in particolare, la comunicazione politica contemporanea. Tradotto volgarmente: fare coglionate paga, e pure bene se sei di destra, ancora meglio se estrema. Ce ne voleva di impegno per far passare Meloni e Salvini per moderati, infatti gli slogan non bastavano. Serviva il corpo. Il corpo virile e villoso, forgiato da decenni nell’arma a difendere i confini nazionali (peraltro mai intaccati, sarà per quello che di tempo libero in sala pesi il generale ne ha avuto a iosa).
Ecco, tornando all’ultima trovata comunicativa da istituto Luce, sarebbe uno spreco di caratteri ridurla a mero scimmiottamento del pelatone tanto caro a Vannacci. Banalmente, gli scopi di uno stesso atto sono ben diversi. Se Mussolini metteva in mostra le sue doti natatorie e atletiche per promuovere l’esemplare di uomo fascista, forte e invincibile, sempre pronto a combattere il nemico, la dimostrazione del nostro caro (si fa per dire) generale è piuttosto l’anticamera della privatizzazione della sanità.












