di Carmelo Sant’Angelo
Com’erano belli gli anni 80! Quando la liretta ti consentiva un mese di vacanza. È vero, spesso ti recavi dai parenti al sud, ma facevi la vita da signore. Viaggiavi di notte, per evitare il caldo, con l’Alfa Romeo 90 e all’albeggiare eri già sul ponte del traghetto con un arancino in mano a scrutare il fianco orientale della Sicilia. Sarebbero stati giorni di festa: tutte le mattine colazione al bar e la sera in pizzeria. Andavi a fare la spesa e con diecimila lire tornavi con le buste piene di frutta e ortaggi, che avevi scelto con cura, a mani nude. Nelle strade del borgo natìo tutto era rimasto immutato, ogni volto ti risultava familiare. La sera gli uomini al bar sfoggiavano un accento affettato, mentre le donne sul marciapiede, di fronte l’uscio di casa, godevano la frescura serale, progettando i piatti del giorno dopo.
Chi, tra i lettori, abbia avvertito un sentimento di lancinante nostalgia sappia che è un potenziale elettore di Vannacci. I mass media li catalogano come fascisti, in realtà è una platea più composita. Io li vedo come tanti computer che non supportano il nuovo sistema operativo, per funzionare hanno bisogno di effettuare un “downgrade”, ovvero installare la versione precedente. Sono nostalgici, tout court. Non riescono ad ambientarsi ai nuovi tempi. Vivono con insofferenza le norme sovranazionali, trovano che tutto sia diventato orrendamente difficile: troppa burocrazia, troppe norme, troppi balzelli. Non ammettono che nei loro luoghi d’origine, svuotati dall’emigrazione, abbiano trovato posto persone dai tratti somatici diversi; non accettano che le minoranze possano monopolizzare il dibattito pubblico; addebitano all’Europa il loro impoverimento; hanno perso i loro status symbol: l’Alfa Romeo, la casa al mare, i viaggi… È gente che ha paura, che avverte i morsi dell’esclusione sociale. È un popolo che non riesce ad accettare e ad inserirsi nella società liquida tratteggiata da Zygmunt Bauman.









