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Cesare Zapperi, inviato a Genova

Il leader di Futuro nazionale a Genova riempie piazza Leopardi e canta l'Inno di Mameli

È un Roberto Vannacci in piena trance agonistica quello che si presenta tra due ali di folla osannnati (“ge-ne-fa-le”) nella lunga e stretta piazza Leopardi del quartiere bene di Albaro. Dopo le pedalate e le nuotate a Sanremo, il leader di Futuro nazionale viene a parlare di remigrazione, di “Italia agli italiani”, di tolleranza zero nella città medaglia d’oro della Resistenza e trova 6-700 sostenitori, molti giovanissimi, che cantano con lui a squarciagola l’inno di Mameli (“che a scuola si vergognano di insegnarlo”, distilla il generale).

La due giorni sportiva a temperature equatoriali non ha minato la tempra di Vannacci che, anzi, si presenta con il solito spirito da battaglia, incurante di chi sotto il palco cerca di infastidirlo. E da lì sciorina tutto il suo campionario dialettico. Partendo dalla legge elettorale e dalla richiesta di inserire le preferenze. “Dicono che favoriscono il voto di scambio - spiega - ma il vero voto di scambio è quello di chi chi va dal segretario con due milioni di euro e ottiene la candidatura blindata. Ma noi non vogliamo gli unti del signore, vogliamo scegliere chi ci rappresenta”.