L’inno nazionale cantato a tutta piazza, l’immancabile chiamata alla remigrazione, attacchi alla “corsa alla multiculturalità, il seme che distruggerà l’Italia”. Porta tutto il repertorio che l’ha sostenuto nella sua scalata alla scena della destra nazionale, l’ex generale Roberto Vannacci, alla sua prima, vera piazza a Genova. Un comizio per oltre 600 persone, tra questi anche militanti arrivati da lontano, dalle città del Nord e non solo, che riempie una parte di piazza Leopardi, nel quartiere di Albaro, blindatissimo dalle Forze dell’Ordine per tenere a distanza i vari fronti di protesta.
Il comizio di Roberto Vannacci (bussalino)
Scortato dal parlamentare ombra fuoriuscito da FdI, Emanuele Pozzolo, e dallo stato maggiore di Futuro Nazionale in Liguria (tanti ex leghisti, da Marco Lupi e Daniele Ventimiglia a Federico Bertorello, fino a Massimo Spinaci e il consigliere comunale Francesco Maresca), se è scontata la linea politica proposta dal palco - attacchi ai contestatori compresi, “perché sono loro che cercano lo scontro” - per una volta pare inedita la platea. In piazza ci sono molti giovani, anche se i più paiono curiosi. Si notano tra i partecipanti anche vari militanti di Sinistra universitaria, marcati a vista dalla Digos, e pure alcuni consiglieri comunali di centrosinistra. “I veri sondaggi sono qua in piazza, non sono quelli che ci dicono in tv.”










