di
Aldo Cazzullo
«Chi non salta è inglese» cantavano gli argentini alla fine della sofferta vittoria con la Svizzera. I tifosi, lo fanno d’abitudine, anche se non devono giocare contro l’Inghilterra. Figuratevi mercoledì, nella semifinale di Atlanta
DAL NOSTRO INVIATODALLAS - Non sarà la rivincita della guerra delle Malvinas. Sarà la rivincita dei quarti di finale di Messico 1986, la battaglia dell’Azteca, la mano de Dios – che poi era la mano di Maradona – e il gol più straordinario della storia del calcio. Certo, Messi ha segnato dopo slalom ancora più inebrianti; non all’Inghilterra però.
«Chi non salta è inglese» cantavano gli argentini a Kansas City, alla fine della sofferta vittoria con la Svizzera. Gli hinchas, i tifosi, lo fanno d’abitudine, anche se non devono giocare contro l’Inghilterra. Figuratevi mercoledì, nella semifinale di Atlanta. Le Malvinas sono un’ossessione per gli hinchas, per i calciatori, per l’intero Paese. Non a caso sono citate sia in «Muchachos», la canzone che accompagnò la vittoria al Mondiale in Qatar, sia in «La Cuarta Estrella», l’inno con cui gli argentini sono arrivati qui in America alla sfida fatale. Le Malvinas sono il grande torto subìto. Non è inutile però ricordare che quella guerra fece cadere un regime sanguinario, che gettava i dissidenti dagli aerei e addestrava i cani ad azzannare i prigionieri ai genitali. Del resto, i regimi cadono quando perdono le guerre: è accaduto anche a Mussolini, a Hitler, ai colonnelli greci sconfitti dai turchi a Cipro.













