La semifinale è finita mercoledì 15 luglio sera, ma tra Argentina e Inghilterra la partita continua anche oltre il novantesimo. Al centro della contesa c'è uno striscione, srotolato per pochi secondi sull'erba del Mercedes-Benz Stadium di Atlanta e poi posato a terra: "Las Malvinas son argentinas”. Il riferimento è alle isole atlantiche che i britannici chiamano Falkland e amministrano come territorio d'oltremare, ma sulle quali Buenos Aires rivendica da sempre la sovranità: una disputa mai sopita, sfociata nel 1982 in una guerra e riaccesa ciclicamente da ogni incrocio, sportivo o diplomatico, tra i due Paesi.La risposta britannica non si è fatta attendere, ed è arrivata direttamente da Downing Street. "La Coppa del Mondo non sarà nostra, ma le Falkland sicuramente sì", ha scandito il portavoce di Keir Starmer, ribadendo che l'impegno di Londra verso gli isolani resta "incrollabile". Il premier ha inoltre appoggiato la richiesta del ministro del Commercio Peter Kyle - che ha giudicato il comportamento dei giocatori "del tutto inappropriato" - di un'indagine formale della Fifa. E alla domanda su chi tiferà il primo ministro nella finale di domenica, la stoccata finale: buona fortuna a entrambe le squadre, "soprattutto alla Spagna”.A esibire lo striscione, nella notte della semifinale vinta in rimonta per 2-1 proprio contro l'Inghilterra, erano stati Giovani Lo Celso e Nicolás Otamendi, mentre attorno esplodeva la festa albiceleste per la seconda finale consecutiva. Un gesto che pesa doppio: appena ventiquattr'ore prima, le autorità avevano vietato ai tifosi di portare sugli spalti qualsiasi riferimento alle isole contese, bollandolo come messaggio politico ai sensi del regolamento Fifa. Un divieto avallato - non senza polemiche interne - dallo stesso governo di Javier Milei. Il messaggio bandito dalle tribune è finito così, per paradosso, direttamente sul terreno di gioco. E Leandro Paredes, nel post-partita, aveva rincarato: le Malvinas non solo sono argentine, lo "saranno sempre”.Il governo delle Falkland si dice deluso "ma non sorpreso" dal gesto dei calciatori, che avrebbe oscurato il risultato sportivo e riaperto ferite profonde in una comunità segnata dall'invasione armata argentina del 1982. La questione, poi, è anche disciplinare. Il regolamento Fifa vieta slogan, dichiarazioni o immagini di natura politica da parte dei giocatori, pena sanzioni.A provare ad abbassare i toni, curiosamente, è proprio il presidente argentino. "È una partita di calcio", ha minimizzato Milei in un'intervista radiofonica, definendo quello dei giocatori un sentimento condiviso da tutti gli argentini, "perfettamente valido e lecito". Ma i piani, avverte, restano distinti: la sovranità sulle Malvinas si conquisterà per via diplomatica, "con intelligenza", rivendicando i progressi compiuti dalla sua gestione. Quanto alle sanzioni chieste da Londra, osserva, resterebbero comunque confinate all'ambito sportivo.
Il terzo tempo di Argentina-Inghilterra. Il portavoce di Starmer: "La Coppa non sarà nostra ma le Falkland sì". Milei: "Solo una partita" (ma rivendica la sovranità sulle Malvinas)
Dopo il 2-1 dell'albiceleste, Lo Celso e Otamendi hanno sventolato uno striscione sulle isole contese. Ora la seleccion rischia una multa dalla Fifa, ma il caso










