Previsione credo abbastanza facile: al massimo lunedì mattina, il giorno dopo la finale della Coppa del Mondo di calcio, smetteremo di sentir parlare dell'arcipelago delle Falkland/Malvine per almeno quattro anni, o multipli di quattro, insomma fino alla prossima sfida tra Argentina e Inghilterra ai Mondiali. Mercoledì sera, dopo la (meritata) vittoria contro gli inglesi ad Atlanta, i giocatori dell'Albiceleste hanno portato in campo uno striscione con la scritta "Las Malvinas son argentinas"; l'inno ufficioso della nazionale, intonato dai tifosi e dagli stessi calciatori, dice "Por Malvinas, por el Diego, por la ultima de Leo"; e in rete circola un orripilante video fatto con l'intelligenza artificiale in cui, su una scogliera affacciata sull'Atlantico, il povero Maradona passa a Messi il testimone, e il testimone è un gioiello fatto a forma dell'arcipelago atlantico. Contemporaneamente, da Londra, il portavoce del primo ministro britannico risponde: "La Coppa non sarà nostra, ma le Falkland decisamente sì".
Eppure, a osservare la disputa da fuori sembra che sulla questione Falkland/Malvine inimicizia politica e rivalità calcistica siano ormai così strettamente intrecciate da non poter più dire quale delle due alimenti l'altra. La ferita ancora aperta, naturalmente, è la guerra del 1982, quando gli argentini invasero le isole – possedimenti britannici da almeno 150 anni – e ne vennero scacciati due mesi dopo dalla Marina e dai soldati inviati da Londra fino all'altro capo del mondo. Ecco, a scatenare quella guerra fu un feroce regime militare – quello al potere a Buenos Aires, che nel frattempo aveva ucciso o desaparecido decine di migliaia dei suoi connazionali – per arginare la sua crisi irreversibile conquistando due gelide isole di relativa importanza strategica ed economica, abitate da poche centinaia di persone che non avevano e non hanno alcuna voglia di diventare argentine (ancora al referendum del 2013 i falklandesi, che sono quasi tutti di origine scozzese e parlano inglese, hanno votato al 99,8 per cento per restare sudditi di sua maestà britannica; schede contrarie: 3). E dall'altra parte c'era un governo – quello conservatore di Margaret Thatcher – a cui non pareva vero di poter coprire le sue politiche antipopolari con una bella guerra per difendere gli ultimi rimasugli dell'Impero. Bilancio di questa bella impresa: morirono 649 soldati argentini, 255 britannici e 3 civili falklandesi. Se c'è un posto al mondo che dimostra con evidenza lampante l'insensatezza criminale del nazionalismo, quello è proprio l'arcipelago delle Falkland/Malvine.











