Oltre che nel tabellone, fin dai sedicesimi, la semifinale tra Argentina e Inghilterra era scritta nel destino - e perfino nei cori che da due Mondiali accompagnano la Selección. Sono passati sessant'anni dalla partita degli 'Animals' di Londra, quaranta dal pugnetto furtivo e dalle meraviglie di Maradona sul prato dell'Azteca, sempre nei quarti; ieri mattina, poi, alla vigilia dei due rispettivi impegni è morto Antonio Rattin, che dell'Albiceleste del '66 fu capitano, e dalla cui espulsione nacque una rivalità accesissima, che per decenni avrebbe mischiato in modo inestricabile il calcio e la politica.
Nacque tutto lì, nel Mondiale inglese, in una partita tesa e sporca che gli argentini incattivirono con ogni mezzo a loro disposizione, tanto che il ct dei Tre Leoni, Alf Ramsey, non si fece problemi a chiamarli "animali". Sputi, tirate di orecchie e di capelli, un campionario di intimidazioni che andava oltre i tackle, raccontarono i giocatori britannici. Al 36' Rattin fu cacciato per doppia ammonizione in una situazione tragicomica, dato che per minuti e minuti restò in campo non capendo (o fingendo di non capire) le parole dell'arbitro: non esistevano i cartellini, da lì in poi sarebbero stati introdotti. Uscendo dal campo prese in mano la bandierina del calcio d'angolo, una Union Jack, e la stropicciò, in un gesto che avrebbe simbolicamente dato il via all'inimicizia tra due nazionali e due popoli.











