Ci sono partite che iniziano molto prima del fischio d’inizio. Argentina-Inghilterra è una di queste. Quando questa sera ad Atlanta le due nazionali scenderanno in campo per la seconda semifinale del Mondiale 2026, non ci saranno soltanto due squadre a contendersi un posto nella finale contro la Spagna: ci sarà una storia lunga sessant’anni fatta di episodi controversi, campioni irripetibili, rivincite e ferite mai completamente chiuse.
Antonio Rattín uscì dal campo con una bandierina in mano e senza sapere di aver appena scritto la prima pagina di una storia destinata a durare per oltre mezzo secolo. Era il 23 luglio 1966, Wembley, quarti di finale del Mondiale. L’argentino aveva appena litigato con l’arbitro tedesco Rudolf Kreitlein che lo aveva espulso. Il capitano dell’Albiceleste chiedeva spiegazioni, ma tra tedesco e spagnolo nessuno riusciva a capirsi. Non esistevano ancora i cartellini. Rattín non voleva lasciare il terreno di gioco e finì accompagnato fuori dalla polizia. Prima di arrendersi, si sedette sul tappeto rosso riservato ai Reali inglesi e accartocciò la bandiera avversaria, lanciandola lontano. Nessuno poteva immaginare che quei dieci minuti di puro caos a Wembley avrebbero dato vita a una delle rivalità più accese del calcio mondiale.










