"La gente come noi non molla mai!". Così cantavano i 299 lavoratori dell’ormai ex Beko di viale Toselli durante gli innumerevoli cortei e le manifestazioni per denunciare la chiusura (all’epoca imminente) dello stabilimento senese. Ora, dopo lo stop alla produzione, di quei 299 operai, tra pensionamenti e uscite agevolate, ne sono rimasti circa 150. E tutti guardano al futuro con il fiato sospeso. Il motivo? Nonostante le rassicurazioni del ministro Adolfo Urso sulla reindustrializzazione della fabbrica in viale Toselli con riassorbimento della forza lavoro e nuove assunzioni, in questi giorni si moltiplicano le richieste di incontri e tavoli istituzionali sulla vertenza. Venerdì sera i nazionali Barbara Tibaldi (Fiom Cgil), Massimiliano Nobis (Fim Cisl) e Gianluca Ficco (Uilm Uil) hanno invitato al ministero delle Imprese e del made in Italy una richiesta formale per chiedere una nuova riunione del tavolo su Beko. Nella nota si parla di "preoccupante situazione produttiva di diversi stabilimenti del Gruppo", per questo si chiede "la verifica dell’attuazione del Piano industriale nonché dei volumi produttivi e degli investimenti previsti dall’Accordo-quadro Beko Europe". Un capitolo a parte viene riservato al sito di viale Toselli: "Inoltre chiediamo un aggiornamento sul processo di reindustrializzazione nello stabilimento di Siena".