Prima le assemblee con i lavoratori, all’interno della fabbrica. Poi è scattata la protesta, con lo sciopero e il presidio con blocco dei cancelli. Mobilitazione alla Beko di Cassinetta, con i sindacati che hanno voluto chiedere risposte all’azienda in merito all’applicazione del piano industriale. Per Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm gli obiettivi concordati sono lontani. A preoccupare è in particolare il comparto del cooking, che doveva essere il fulcro del rilancio dello stabilimento ma registra ad oggi un calo dei volumi produttivi del 30%. E resta massiccio il ricorso alla cassa integrazione. Per quanto riguarda l’occupazione in seguito al piano industriale la forza lavoro è scesa da oltre 2000 a 1650 persone, con più di 400 lavoratori in uscita. Ma oltre al caldo anche gli altri comparti continuano a mostrare elementi di criticità. E aumentano le incertezze, come sottolinea Tiziano Franceschetti, rsu Fim Cisl.

"C’è grande preoccupazione da parte dei lavoratori per la tenuta del sito". I sindacati denunciano anche il progressivo delinearsi di una competizione interna tra gli stabilimenti del gruppo Beko-Arçelik, nella quale l’assegnazione di prodotti, piattaforme industriali e volumi produttivi rischia di diventare il vero elemento decisivo per il futuro del sito di Cassinetta, che ha costi di lavoro e costi fissi più alti. "Chiediamo che ci sia piena occupazione per tutto il personale in organico ad oggi", spiega Luciano Frontera, rsu Fiom Cgil. Per tutto questo le tre sigle hanno inviato una richiesta urgente per la riattivazione dei tavoli istituzionali presso la Regione e la Provincia.