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13 GENNAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 15:24
Sono partiti alle 6 di mattina con un pullman dalla sede di Cassinetta di Biandronno, vicino a Varese, gli operai dello stabilimento Beko Europe. Un’altra giornata di sciopero perché, nonostante le rassicurazioni, la luce non si vede ancora e il pericolo – sostengono – è tutt’altro che scampato. A Milano, davanti a Palazzo Lombardia, si è tenuto martedì mattina un incontro con la Regione e un presidio per chiedere all’azienda il rispetto degli accordi raggiunti con i sindacati il 14 aprile. Quel giorno il gruppo turco a cui fa capo la fabbrica aveva promesso la salvezza di tutti i siti produttivi, 300 milioni di investimenti di cui secondo i lavoratori non c’è traccia e una riduzione degli esuberi, da gestire con uscite volontarie incentivate. La fabbrica fa parte dei cinque stabilimenti ex-Whirpool passati, nel 2024, al gruppo turco Arçelik, colosso del settore degli elettrodomestici.
Tra i motivi della protesta vi sono il calo dei volumi di produzione dei forni da incasso, nonostante la promessa di renderli primari per la produzione nella fabbrica di elettrodomestici e la situazione di incertezza dei lavoratori del plesso, dovuto anche al costante e continuo ricorso alla cassa integrazione e agli incentivi all’esodo. “Chiediamo il rispetto del piano industriale che è stato presentato al ministero, un piano di investimenti che ancora non sono stati fatti”, spiega al fattoquotidiano.it Emiliano Barile, Rsu della Fiom. Tra gli operai, aggiunge, “c’è un senso di rassegnazione, ma non ci rassegneremo fino a quando non otterremo quello che ci hanno presentato”. L’azienda aveva infatti “indicato come core business dello stabilimento” e “futura missione internazionale” – come si legge da una nota sul sito della Regione – la produzione dei forni.








