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16 SETTEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 18:33
Pugni, calci e un lavoratore portato via in ambulanza. Al terzo giorno di presidio ai cancelli della fabbrica, i dipendenti dell’Alba di Montemurlo, in provincia di Prato, si sono ritrovati davanti a una scena che mai avrebbero immaginato nel corso della loro lotta che, alcuni mesi fa, sembrava anche aver avuto una svolta. E invece sono dovuti tornare a farsi sentire. Quello interrotto dall’aggressione subita era il terzo giorno di presidio: i lavoratori – quasi tutti afgani e bengalesi – erano in sciopero per difendere i propri posti di lavoro e i diritti conquistati, quando si sono trovati davanti la stessa titolare dell’azienda che distruggeva i gazebo del presidio e aggrediva fisicamente gli operai, seguita dall’arrivo di una macchina con persone animate dall’intento di picchiare i manifestanti.
La vertenza dell’Alba Srl – stireria e confezione tessile – affonda le radici in un sistema che il sindacato Sudd Cobas definisce di “sfruttamento”, orchestrato attraverso “scatole cinesi” aziendali. Fino allo scorso gennaio, i lavoratori erano formalmente assunti dalla Forservice Srls, sebbene operassero nello stabilimento dell’Alba sotto la direzione della stessa. Paghe da fame con il contratto delle pulizie applicato a stiratori e cucitori, straordinari non retribuiti e precarietà estrema caratterizzavano le loro condizioni. Prima ancora, erano stati dipendenti della ReStiro Srl, sparita senza pagare Tfr, tredicesime e quattordicesime. Dopo i primi scioperi, a febbraio era stato raggiunto un accordo che portava all’assunzione diretta da parte dell’Alba Srl con contratti a tempo indeterminato e l’applicazione del contratto collettivo nazionale Tessile Industria.









