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Ultimo aggiornamento: 16:40

Questa è la storia di un’azienda che starebbe cercando di sbarazzarsi dei propri dipendenti in maniera selvaggia, una vicenda di lotta e un dramma allo stesso tempo con famiglie che rischiano di ritrovarsi in ginocchio da un giorno all’altro in un territorio dove le opportunità lavorative nell’industria scarseggiano. Alcuni operai sull’orlo del baratro vivono un incubo doppio perché marito e moglie lavorano fianco a fianco, nello stesso capannone. Questa è una storia che il segretario generale della Fiom di Forlì-Cesena, Fabio Torelli, non teme di definire “padronale” perché, sostiene, quella è la postura che ha assunto l’amministratore delegato Terenzio Maria Servetti da quando ha assunto il controllo solitario della Bipres di Portico di Romagna, azienda specializzata nello stampaggio di lamiere con uno stabilimento nello stesso paese e uno a Rocca San Casciano: “Sta facendo tutto quel che vuole, ma non ci fermeremo”.

Settantasei dipendenti, quattro anni di ammortizzatori sociali autorizzati dalla Regione Emilia-Romagna e ora il tracollo: sono senza stipendio da due mesi. Così gli operai si sono mobilitati, stufi di aspettare e lavorare senza ricevere quanto dovuto. Da giorni presidiano i piazzali davanti alle due fabbriche sull’Appennino forlivese, al confine con la Toscana, una delle zone più colpite dalle alluvioni degli scorsi anni. Non è bastato, anzi la reazione dell’azienda è stata un ulteriore strappo. “Dopo lo sciopero di due giorni fa è scoppiata una situazione gravissima: nella notte appena trascorsa e in mattinata, ha scelto di pagare una mensilità solo ad una parte dei lavoratori, quelli che intende ‘tenersi’, lasciando senza un euro tutti gli altri”, ha denunciato la Cgil provinciale definendo il comportamento “discriminatorio, indegno e inaccettabile, che divide le persone, calpesta la dignità del lavoro e tenta di usare la fame come strumento di pressione. Chi non è stato pagato non è neppure sospeso in contratto di solidarietà, e viene costretto a lavorare gratis, senza alcuna tutela”.