"Così rovinano un lavoro di mediazione sociale che portiamo avanti da decenni". È battaglia tra i cacciatori e l’Atc Bo2, gli Ambiti Territoriali di Caccia Imolese e Bologna Orientale, sulla riduzione delle aree di rispetto che coinvolgerebbe anche i 3000 ettari di territorio nella vallata del Sillaro, dell’Idice e del Quaderna. A ritrovarsi per protestare davanti al circolo Benassi di Bologna, dov’era in programma una riunione dell’Atc Bo2, oltre un centinaio di cacciatori, la quasi totalità di Castel San Pietro, "e non parliamo solo di chi vive nel territorio, ma anche di colleghi veneti che frequentano le nostre valli", dettaglia Giulio Dall’Olio, conosciuto per il grande lavoro che assieme all’Asd Cinghialai fa ogni anno con l’iniziativa di raccolta dei rifiuti e col progetto ‘Salviamo la montagna’. Tema del contendere è, spiega Dall’Olio, "l’intenzione della Regione di ridurre sotto al 10% le aree protette dalla caccia", passando attraverso una legge regionale che "non prevede neppure un consulto con chi vive e opera nei territori". Spiega Dall’Olio come le aree protette dalla caccia siano "superiori al 10% nelle nostre valli", ma soprattutto come "si sia arrivati all’individuazione delle aree inibite ai cacciatori passando attraverso un lavoro di mediazione durato anni, evitando di creare conflittualità". Ora la legge regionale ha portato a chiedere la cancellazione di diverse aree protette, col rischio di far scoppiare nuovi contrasti. "Non ci occupiamo solo di fauna cacciabile, ma facciamo, di concerto con la stessa autorità che ora impone la riduzione delle aree protette, interventi sulla fauna protetta. Se dovesse andare in porto questo ‘liberi tutti’ sono pronto io per primo a lasciar perdere tutto", si rammarica Dall’Olio, che un primo obiettivo sembra averlo raggiunto. Delle quattro aree protette che sarebbero dovute tornare aperte alla caccia, tre rimarranno inibite agli spari.