Innanzitutto, non si sente minimamente un apporto scientifico in questa legge. L'Ispra, un istituto nazionale, viene un po' messo da parte. Poi, in Italia ci sono centinaia di ecosistemi, ognuno dei quali è diverso dall'altro. Umidità, composizione animale e vegetale. Tutti diversi. Le specie fanno parte dei vari ecosistemi. Il concetto di cacciatore come "regolatore della biodiversità", non ci siamo. La biodiversità si regola naturalmente. Ancora, noto una certa tendenza di economizzazione dell'attività venatoria. Nella proposta si parla di aziende agrituristiche venatorie, cioè si vorrebbe che alcune aziende private abbiano dei redditi maggiori derivanti da questa attività. L'attività privata è per fortuna insita nella nostra repubblica, è libera. Ma il problema è che attraverso alcune piccole modifiche è come se queste persone che hanno delle proprietà private potessero essere fuori da alcune regole. Per esempio a un certo punto si parla del fatto che il calendario venatorio nelle aree private potrebbe non essere obbligatoriamente applicato. Ancora, il fatto che le aree demaniali possano diventare cacciabili. Questa cosa, unita al possibile prolungamento del calendario, consentirebbe la caccia agli uccelli migratori primaverili. Questo è veramente un assassinio, perché sono animali che vengono dal Mali, dal Senegal, dalla Mauritania e che attraversano il deserto. Non è una passeggiata. Attraversano il Mediterraneo. Poi arrivano sulle nostre coste, stremati, e noi gli spariamo? Non è una cosa carina. Un ultimo punto critico è l'azione di potenziale riperimetraggio delle zone protette in Italia, cioè dove non si può cacciare. Questo è uno dei punti chiave, perché è molto ambiguo. Chi regolerà la questione? La scienza o il comitato dei cacciatori?